Giacomo Casanova. La sonata dei cuori infranti


L'arte raccontata nei libri

a cura di Manuela Moschin


"Giacomo Casanova. La sonata dei cuori infranti" di Matteo Strukul

Tiziano e Bellini nella Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari

Tiziano Vecellio “Pala dell’Assunta” (1516-1518) dipinto a olio su tavola, 690x360 cm. Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari.
Tiziano Vecellio “Pala dell’Assunta” (1516-1518) dipinto a olio su tavola, 690x360 cm. Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari.

L’autore dedica il romanzo a Giacomo Casanova (1725-1798) un noto personaggio poliedrico della storia, egli infatti fu un grande avventuriero, seduttore, libertino, alchimista, scrittore, poeta e filosofo. Traspare nell’autore Strukul l’intenzione di far esaltare il rapporto simbiotico presente tra il protagonista e la città. Il fascino di Venezia e Casanova, due amanti perfettamente affini che hanno in comune la bellezza e il magnetismo, sono descritti dallo scrittore in maniera magistrale. 

Il romanzo oltre ad essere avvincente, intrigante e romantico è interessante sotto il profilo artistico, l’autore infatti, descrive alcuni capolavori appartenenti al patrimonio artistico, valorizzandone le qualità estetiche. Oltre ad evocare stupendi Palazzi, Basiliche e Ville, egli dedica alcuni passaggi a vari esponenti della pittura veneta riferendosi non solo ad artisti contemporanei al periodo in cui visse Casanova ma anche a quelli antecedenti come Tintoretto (1519-1594) e Tiziano (1488/1490-1576) oppure ai settecenteschi Tiepolo (1696-1770) e Canaletto (1697-1768).

 

Racconta l’autore Matteo Strukul:

“Pure, mentre procedeva lungo la navata centrale, non rimase insensibile a una simile vista, tanto più perché di fronte a lei l’Assunta di Tiziano pareva osservarla dall'alto. Fu impossibile non venire stregata da quell'ascesa di Maria in cielo fra l’agitazione degli angeli e il turbamento degli apostoli, e poi come poteva non ammirare i bagliori improvvisi della tela, i chiaroscuri profondi, e esaltare i contrasti fra celeste e terreno?”

 

In questo articolo vi parlerò in particolare di due opere conservate nella Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari (inizio costruzione 1250 completamento 1338): “l’Assunta” di Tiziano Vecellio e il “Trittico dei Frari” di Giovanni Bellini. La solenne chiesa, in cotto con una decorazione esterna gotica, essendo lunga 102 metri impressiona per le sue grandi dimensioni; il suo impianto è  a forma di Tau, uno dei simboli presenti in San Francesco; l’interno affascinante e monumentale può essere considerato un vero museo per la grande quantità di opere d’arte conservate.

Entrando nella Basilica si rimane affascinati e attratti da uno dei capolavori più prestigiosi eseguiti da Tiziano.

La Pala dell’Assunta, conservata nell'altare maggiore, fu commissionata a Tiziano nel 1516 dal padre guardiano del convento dei Frari Germano da Casalea. L’opera rappresenta, dal punto di vista iconografico, un’innovazione, in quanto, nella scena dell’Assunzione, l’artista non raffigura la morte o la sepoltura di Maria, come avvenne tradizionalmente rappresentata in passato, ma la ritrae mentre sta miracolosamente ascendendo in paradiso sopra una vaporosa nuvola, tra lo stupore dei cherubini. 

Tiziano riprodusse sul dipinto la narrazione su tre registri sovrapposti dove in basso vi sono gli apostoli con le braccia protese verso il cielo, nei quali si nota l’espressione di meraviglia per l’avvenimento soprannaturale. L’espressione del volto della Madonna è dolce e radioso, il suo abito estremante realistico, appare in movimento gonfiato dal vento. Al vertice della composizione il Padre Eterno si leva con le braccia aperte, l’artista lo ha ritratto in controluce per dare maggior risalto alla luce divina presente sullo sfondo. I colori accesi nei rossi e nei verdi dei mantelli degli apostoli, il rosso della veste della Vergine, la luce e il movimento creano un’immagine alquanto realistica. La pala fu immediatamente apprezzata dai contemporanei per il suo evidente dinamismo, tra di essi ci fu lo scrittore Ludovico Dolce (1508 o 1510-1568) che nel suo “Dialogo” (1557) asserì in tono poetico

 

“…Gli fu data a dipingere una gran tavola all’altar grande della Chiesa de’ Frati Minori: ove Titiano pur giovanetto dipinse a olio la Vergine, che ascende al Cielo, fra molti Angioli, che l’accompagnano, e di sopra lei affigurò un Dio Padre attorniato da due Angioli. Par veramente che ella ascenda, con un volto pien di humiltà; e il panno vola leggiadramente…”.

Interno della Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari. “Pala dell’Assunta” (1516-1518), Tiziano Vecellio.
Interno della Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari. “Pala dell’Assunta” (1516-1518), Tiziano Vecellio.
Giuseppe Borsato (1770-1849) nel dipinto intitolato “Commemorazione a Canova” (1824).
Giuseppe Borsato (1770-1849) nel dipinto intitolato “Commemorazione a Canova” (1824).

La Pala rimanda alla contemporanea pittura toscana e romana ma con un uso originale ed inedito del colore che tramite i suoi contrasti naturalistici ne accentua la drammaticità della scena. Pare che i frati criticarono il pittore a causa dell’eccessiva monumentalità delle figure degli apostoli e che invece decisero di conservarla quando seppero che l’ambasciatore imperiale austriaco desiderava acquistarla. 

Tiziano (1488/1490-1576) nacque a Pieve di Cadore in provincia di Belluno, all’età di nove anni si trasferì a Venezia dove divenne il primo pittore. Nel 1533, la sua fama crebbe talmente tanto da essere nominato il pittore ufficiale dell’Imperatore Carlo V per il quale realizzerà molti ritratti.

La peculiarità innovativa di Tiziano è consistente nella sua tecnica pittorica, egli, infatti, maturò uno stile molto personale concernente all’uso dei colori che il maestro stendeva in modo rapido e a volte impreciso, conferendo ai dipinti una vivezza e un realismo di grande profondità psicologica. Negli ultimi anni, dipingeva quasi senza pennello, applicando persino il colore con le dita. Lo storico cinquecentesco Ludovico Dolce scrisse dell’artista:

 

 “cammina di pari passo con la natura: onde ogni figura è viva, si muove, e le carni tremano”.

 

Tiziano Vecellio “Autoritratto” (1562)
Tiziano Vecellio “Autoritratto” (1562)
“Trittico dei Frari” Giovanni Bellini - Cappella Pesaro nella sacrestia della Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari (1488).
“Trittico dei Frari” Giovanni Bellini - Cappella Pesaro nella sacrestia della Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari (1488).

Racconta ancora l’autore:

“Quello era il vero potere di Venezia, pensò Margarethe: l’incanto, quel trionfo di bellezza e arte che accendeva la città di mille luci fantastiche. Non la politica, gli intrighi, il valore militare, la flotta. Bensì la cultura intesa come gioiello, i tesori colmi di fascino e malia che esplodevano nelle chiese, nei teatri, quasi questi fossero scrigni di pietre preziose. E non era anche Santa Maria Gloriosa dei Frari un’autentica meraviglia?"

 

Nella Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari è presente un’altro capolavoro di fondamentale importanza, si tratta del “Trittico dei Frari” di Giovanni Bellini, un’opera  situata nella Cappella Pesaro che fu donata dai figli di Pietro Pesaro e Franceschina Tron, in memoria della madre defunta. La Pala è formata da tre tavole racchiuse in una cornice dorata che, illusivamente, crea l’ingresso di una cappella absidata; il mosaico dorato della volta, che ricorda la Basilica di San Marco in stile bizantino-veneziano, riflette una luce calda sulla figura della Madonna e del Bambino; essi sono posti nel comparto centrale, all'interno di un altare ricco di decorazioni, nel quale vi sono due graziosi putti musicanti; ai due lati sono presenti i Santi Nicola da Bari, Pietro, Marco e Benedetto come  santi omonimi e protettori dei committenti Pesaro. Sulla cupoletta semicircolare vi è una preghiera alla Vergine:

 

IANUA CERTA POLI DUC MENTEM DIRIGE VITAM: QUAE PERAGAM COMMISSA TUAE SINT OMNIA CURAE (Porta sicura del cielo, guida la mente, dirigi la vita: sia tutto ciò che faccio affidato alla tua cura).

 

Santi Nicola e Pietro
Santi Nicola e Pietro
Dettaglio Madonna con il Bambino “Trittico dei Frari” di Giovanni Bellini
Dettaglio Madonna con il Bambino “Trittico dei Frari” di Giovanni Bellini
Santi Benedetto e Marco
Santi Benedetto e Marco

Autoritratto di Giovanni Bellini (1500 ca.) Roma - Musei Capitolini.
Autoritratto di Giovanni Bellini (1500 ca.) Roma - Musei Capitolini.

In quest’opera Bellini manifesta una grande padronanza nell'uso della prospettiva, in quanto, è riuscito a creare una fusione tra volumetria, colore e luce. Le tinte applicate sulla tela possiedono una tonalità calda, ciò è dovuto alla sua grande abilità nell'applicare sul dipinto una varietà di colori complementari che contribuiscono ad evidenziare la simmetria architettonica e compositiva del trittico. Le sue combinazioni spaziano dal blu al rosso degli abiti di Maria, al broccato d’oro sullo sfondo, ai gialli e marroni degli angeli ed ancora ai marroni dei gradini di marmo venato.

Alle estremità esterne delle campate laterali il pittore ha rappresentato un paesaggio veneto mentre nella parte bassa del dipinto ha creato il punto di osservazione, un accorgimento utilizzato dal pittore per obbligare lo spettatore-devoto ad alzare lo sguardo verso le figure divine. L’opera è firmata e datata sul gradino del trono nel pannello centrale.

 

Giovanni Bellini (Venezia, ca 1435-1516) fu uno dei massimi artisti del Rinascimento e innovatore della pittura veneziana. Si formò nella bottega del padre Jacopo ma seguì in parte l’influsso del cognato Andrea Mantegna che nel 1453 sposò Nicolosia la sorella di Giovanni. Nel 1483 divenne il pittore ufficiale della Repubblica veneziana. Egli dipinse scene storiche e vite di santi, pale d’altare e ritratti ma soprattutto produsse una grande quantità di Madonne le quali furono innovative nello stile ma tradizionali nel soggetto e nel significato.

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