La forma della neve


Recensioni 10 e lode

a cura di Pasquale Cavalera


Il nuovo romanzo di Donatella Moica

 

"La forma della neve" è la storia di una donna di oggi ma è anche un viaggio verso il centro di sé, verso il bisogno di essere madre, di amare, di trovare un porto che la accolga senza volerla cambiare. Sembra tutto disponibile, tutto a portata di mano, eppure la vita naviga su una costante sensazione di vuoto e di fragilità. Il bisogno di amare e essere amati resta, però, un nodo cruciale.

 

Recensione 10 e lode di Pasquale Cavalera

 

Cover. Patinatura opaca con plastificazione opaca, massima esaltazione del nero e dell’azzurro. Caratteri grandi, cognome in primo piano come a significare “Fidatevi, vi dono il mio essere persona prima di ogni altra cosa”. Immagine professionale, una delle più belle attualmente in circolazione. Pagine avorio, manna per la vista perché non stancano gli occhi.

 

Struttura. Geniale l’idea dell’haiku come indice, ognuno dei tre versi darà poi il titolo ad altrettante parti in cui il romanzo è progettato. Da qui la curiosità, ma è stato l’haiku ad ispirare il libro oppure, scritto il libro, si sono cercati i migliori versi che lo rappresentassero?

 

Metrica. Soggetto, verbo, complemento, punto. E inversione delle parti, alloggiando in coda alla frase ciò che solitamente si dovrebbe scrivere come inizio. Sono le frasi che prediligo, è l’unica struttura che amo leggere e adoro scrivere.

 

Storia. Psicologia della protagonista tratteggiata nei minimi dettagli, con particolare attenzione all’età infantile. Che è poi il periodo più delicato, preziosi ricordi che la scorteranno nel lungo viaggio della vita. Alla Saramago l’idea della bambina, ci sta tutta, contestualizzata come una tenera reale fantasia. Dona il giusto pepe alla storia e la protagonista non poteva scegliere compagnia migliore. Per cuori forti la vita del maestro giapponese, non esiste persona che non si scioglierebbe davanti alla descrizione della più bella storia d’amore mai vissuta. E la lontananza generatrice di distacco infinito, fa rabbrividire. Le nonne poi, nascondono sempre qualcosa e le mamme non ne parlano mai volentieri. Il padre, ottimo osservatore, un vero padre. Sente che la figlia resterebbe con lui per sempre, ma intuisce che deve assolutamente mandarla via, non maledicendo, ma festeggiando. Onestà intellettuale nel fare mea culpa, anche se un genitore sbaglia quasi sempre a fin di bene. Il finale riordina il tutto, ma senza risolverlo. Perché così come accade dopo una brusca frenata, le persone provano a rimettersi in gioco respirando nuova linfa vitale, ma poi è il signor Tempo a donare negli anni giuste dosi di ricercata serenità. Argomentazioni strettamente psicologiche in cui noi tutti leggendo il libro ci riconosceremo almeno una volta. Impossibile che qualche lettore possa affermare “La personalità della protagonista non mi ha emozionato, è distante da me”. Ve lo garantisco, sarà impossibile.

 

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