Lui, Nina e la bambola

Una straordinaria storia di Donatella Moica

Copertina di Carola Freschi

Nina, ha sette anni. E’ piccola, silenziosa e non le piace essere chiamata Nina. Ancora peggio, quando la chiamano Ninetta, quello proprio non lo sopporta. Ma non può farci niente. È piccola per la sua età, magrolina e bassa, quindi nessuno usa il suo vero nome.

Nina ha deciso di chiamare la sua bambola Giovanna.  Giovanna ha gli occhi azzurri e i capelli castani. Anche Nina ha gli occhi azzurri e i capelli castani, ma più scuri di quelli di Giovanna. Giovanna è molto intelligente, fa domande acute e sa tutte le risposte giuste. Con Giovanna non c’è bisogno di tante parole, capisce anche se non parli. A Nina non piace molto parlare. Parlano tutti così tanto. Per questo, quando era più piccola, i suoi genitori l’hanno portata dalla logopedista. Lei ha detto che Nina è semplicemente pigra e che dovrebbero evitare di interpretare i suoi silenzi ma obbligarla a parlare. I suoi genitori hanno discusso per questo e poi hanno deciso di lasciare che Nina si esprimesse quando ne sentiva il bisogno, cioè di rado.  Con Giovanna parla, parla eccome. Tutto il giorno si scambiano confidenze e segreti, in silenzio.

Tutti i bambini della sua classe sono più grandi di lei e qualche volta la prendono in giro. La chiamano ritardata o scema, ma Nina non ci fa troppo caso. A Nina piace leggere e le piacerebbe anche la scuola se ci potesse venire anche Giovanna. Nina non ha amici, oltre a Giovanna e a Lui. Nessuno ha molto tempo per Nina. I suoi genitori sono molto impegnati col lavoro, e quando non sono in ufficio, sono in viaggio. Lui, invece, gioca con lei al parco e la fa ridere quando racconta le fiabe. Nina sa benissimo che Lui non ha una buona memoria e che per non ammetterlo le inventa ogni volta daccapo. A Nina piace il fatto che in quelle storie ci sia una sola costante: il titolo.

Lui le ha detto di mettere il suo vestito preferito quel giorno, perché sarebbe stato un giorno speciale. Il vestito preferito di Nina è rosso, con le maniche un po’ larghe e una cinturina in vita. Anche il vestito preferito di Giovanna è rosso, ma non proprio uguale a quello di Nina. Nina si è anche messa il suo cappotto preferito, bianco con la pelliccia marrone intorno al cappuccio.

«La mamma non sarà contenta che mettiamo questi vestiti» ha detto Nina a Giovanna, senza parole.

«Basterà non dirglielo» ha risposto Giovanna che ha sempre una soluzione per tutto.

Rada non ha notato i vestiti di Nina e di Giovanna. Rada si occupa delle pulizie e di Nina. Rada è strana, ha i capelli rossi colorati, come le bambole di stoffa, le lentiggini e parla una lingua strana che non sempre si capisce. A Nina non sembra molto intelligente però le è simpatica. Quando vanno al parco, Rada si incontra con il suo fidanzato e non fanno altro che baciarsi. Rada le dice di andare a giocare e farsi degli amici e Nina va da Lui.

Lui la aspetta sempre, al parco. Le ha detto che ci va tutti i giorni alla stessa ora, anche quando piove e Rada si rifiuta di portarci Nina. Lui spinge l’altalena e aspetta sotto lo scivolo quando scende con Giovanna stretta con un braccio. Giovanna ha paura di fare lo scivolo da sola ed è contenta se c’è Lui a prenderle.

Nina è pronta per il giorno speciale, tiene Giovanna in una mano e lo zainetto con la merenda nell’altra. Lo raggiunge vicino agli alberi. Escono dal parco mano nella mano senza che li veda nessuno.

Ora sono saliti sul treno. Nina non è mai salita su un treno. Quando viaggia con i suoi genitori vanno sempre in macchina. Lei sta dietro e loro davanti. Non fanno molto caso a lei, perché c’è la radio oppure discutono di lavoro e qualche volta litigano. Lei rimane ferma, mentre Giovanna le parla, perché soffre un po’ il mal d’auto e, ogni tanto, vomita sul bordo della strada. Il treno è più divertente e non la fa stare male. Nina ha deciso che le piace il treno. È seduta al finestrino accanto a Lui, tra loro c’è Giovanna. Poi il treno si ferma e loro scendono per prendere un treno più grande e più veloce. Lui ha aiutato Nina e Giovanna a scendere. Perché sono piccole e da sole non riescono a fare gli scalini.

Sull’altro treno ci sono persone con grandi valigie e anche un tavolino dove poggiare il succo di frutta e il panino della merenda.

«Possiamo chiamare la mamma ora? Sarà preoccupata.»

«Stai tranquilla, la chiameremo appena arrivati. Stai tranquilla ci divertiremo e ti farò vedere quella cosa che ti ho promesso.»

Nina è tranquilla, ma non sa se lo è anche la sua mamma, allora chiede a Giovanna: «Secondo te la mamma è tranquilla?» ma senza parole, perché con Giovanna non c’è bisogno di suoni. «Penso di sì. Piuttosto il papà, forse, si arrabbierà.» Nina non ha pensato a questa eventualità, spera che papà capisca.

Nina lo guarda. Lui è grande ma è anche un po’ bambino. Lui le ha detto che se avessero visto degli uomini in divisa, dovevano scappare per non farsi prendere. È una specie di gioco. Ma lei non si fa prendere in giro, conosce i gendarmi, arrestano le persone come nella favola di pinocchio. Ad un certo punto il treno rallenta e Lui comincia ad agitarsi. Dal finestrino vedono i gendarmi in divisa, così lui prende lo zaino, la valigia che si porta sempre dietro, Giovanna e la mano di Nina e si nascondono in bagno. Sono tutti stretti stretti, nel bagno piccolo piccolo. A Nina viene da ridere e lui gli dice «sssss… ci farai scoprire» ma ride anche lui e anche Giovanna ride.

Poi il treno riparte e loro escono dal nascondiglio. I gendarmi non ci sono più. Tornano al loro posto. Nina ha fame e Lui gli scarta un panino col prosciutto.

«Tu non mangi?»

«Non ho fame. Mangia tu.»

Ma Nina lo vede che guarda il suo panino e allora gliene dà mezzo. Poi ne mette un pezzetto anche sul vestito di Giovanna. Lei mangia sempre quando nessuno la vede.

Lui ha un bellissimo sorriso, si chiama Davide e ha ventidue anni.

«Ora possiamo chiamare la mamma? Sarà preoccupata»

«Appena arriviamo la chiamiamo. Stai tranquilla. Vedrai che sarà divertente.»

Nina vuole molto bene ai suoi genitori, non sono perfetti ma le piacciono così. Anche a Giovanna piacciono i suoi genitori.  

Quando scendono è già buio e Nina è stanca e ha sonno. Giovanna invece no. Non è stanca perché viene sempre presa in braccio da Nina, per andare dappertutto. Così Davide le prende entrambe in braccio. È molto forte Davide, riesce a portare tutti, anche la valigia. Un signore li guarda strano e poi dice qualche cosa e cerca di afferrare Davide. Lui gli dà uno spintone e il signore cade e cade anche Giovanna. Davide scappa ma Nina urla «Giovanna». Allora Davide torna indietro, prende Giovanna. Altre persone si sono fermate col signore e li guardano. Davide corre molto veloce. Il cuore gli batte forte forte. Anche Nina ha paura e le scappa anche la pipì ma non ha il coraggio di dirglielo. Si mette una mano sugli occhi per non vedere, come fa quando ci sono gli incubi di notte, che le fanno paura. Con l’altra stringe Giovanna perché non cada un’altra volta.

Adesso devono camminare al buio lungo una strada dove non c’è nessuno.  Nina non ce la fa quasi più a camminare, ora vorrebbe essere a casa, le manca la mamma e la pipì le scappa sempre più forte. Ha voglia di piangere. Allora Davide comincia a raccontarle la favola di Alice nel paese delle meraviglie. Fa le voci del Bianconiglio e dello Stregatto, e cammina come il cappellaio, così Nina e Giovanna ridono a crepapelle. Ogni tanto Davide inciampa nelle parole ma la storia di capisce comunque.

Ora sono arrivati nel posto. Nina non se lo aspettava in quel modo. E’ un palazzo grandissimo grigio e con moltissime luci. Dentro ci sono persone vestite di bianco. Nessuno li nota. Vanno all’ascensore e lui preme 4.  

La stanza è illuminata da una luce bassa e la signora sul letto è magra e piccola, sembra quasi una bambina. Ha un vestito bianco, come una camicia da notte, e tanti tubicini verdi attaccati. Nina ha detto sottovoce: «È lei?». Davide ha annuito «sì, è lei!». In quel momento lei ha aperto gli occhi che si sono illuminati. Davide ha preso Nina e Giovanna e le ha messe sul letto accanto alla signora.  «Visto ce l’ho fatta. Te l’ho portata in tempo». La signora-bambina ha gli occhi blu anche lei, come quelli di Giovanna e di Nina. «Ciao», dice «io sono Laura». La sua voce quasi non si sente. Forse anche a lei non piace parlare. Poi Davide apre la sua valigia e comincia a suonare uno strumento che fa una musica bellissima. Soffia così forte che la musica si diffonde ovunque e fa piangere. Arrivano altre persone vestite di bianco e di verde e anche i gendarmi, ma stanno tutti nella porta, nessuno entra. Sono tutti incantati dalla musica, come nella favola del pifferaio magico.

Ad un certo punto Nina scende dal letto e tira la giacca di Davide. «Puoi smettere ora, la signora è morta». Lui si piega in ginocchio, comincia a piangere ed allora entrano tutti, i signori e le signore che stavano sulla porta ed anche i gendarmi si buttano su di loro, prendono Nina che urla «Giovanna…».

La portano via, non sa dove è finito Davide. Tutti sono gentili e le danno da mangiare e da bere. Chiede di fare la pipì ed una signora la accompagna. Poi arrivano i suoi genitori. Non sono arrabbiati, la baciano e l’abbracciano. Poi le chiedono di Lui, del parco, dei giochi e della signora morta. Nina vorrebbe che fosse Giovanna a spiegare tutto, a lei non piace parlare tanto. Poi l’accompagnano da Davide. È seduto su una sedia con la testa tra le mani.

«Non piangere. Mamma e papà hanno detto che ora potrò vederti quando voglio e che puoi stare tranquillo, non andrai in prigione. Ti lascio Giovanna per farti compagnia.»

Poi prima di andare via, mano nella mano con i suoi genitori, si gira e dice «mi dispiace che l’altra mamma sia morta». Poi rivolta ai suoi genitori: «Sono grande ora, voglio chiamarmi Giovanna.» 

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