Odore di camino spento

Il nuovo romanzo di Enzo Pagano

 

In un caldissimo pomeriggio di giugno, un anziano dirigente d’azienda è adescato alla fermata del bus da una giovane tossicomane. I due vanno al mare e poi a casa dell’anziano che vive solo, abbandonato dalla moglie. Non hanno nessun rapporto sessuale, restano a bere un pregiato whisky dell’Islay: il Laphroaig, un distillato torbato dagli impareggiabili odori. Al risveglio dalla mezza sbornia, l’anziano si rende conto che la ragazza è andata via sottraendogli un preziosissimo orologio, dono dell’azienda per il suo pensionamento, promesso solennemente al suo nipotino. Inizia la ricerca della ragazza, restando coinvolto in una brutta storia in un ambiente mai frequentato: quello degli spacciatori e ricettatori di un noto quartiere della città.


Enzo Pagano

Sono nato a Taranto nel 1946, vivo a Bari. Dirigente d'azienda in pensione. Negli anni '70 sono stato attivo nel teatro di avanguardia come regista e attore; esperienza che mi è valsa per approfondire gli aspetti psicologici dei vari personaggi interpretati e diretti. Ho sempre letto molto. La mia decisione di cimentarmi con la scrittura deriva da queste due attività fondamentali e dal fatto che mi sveglio presto, tra le quattro e le cinque del mattino. Trovo così il modo per scacciare la turbolenza di pensieri e angosce che, a quell'ora, nel silenzio dell'alba, fanno un gran rumore nella testa.

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Commenti: 1
  • #1

    Pasquale Cavalera (sabato, 07 aprile 2018 09:32)

    Si sa che, una volta espressi, i paragoni sono sempre complicati da gestire, perché complessi nella loro natura. Una volta fuori dalla mente dell’individuo, dovrebbero essere impiegati con parsimonia, con la genuina raccomandazione di farne un uso prettamente personale. Il paragone è soggettività manifesta, da cui per ovvi motivi non è mai possibile prendere le distanze. E vi giuro che questa volta, io, l’odore di quel camino spento l’ho sentito realmente, non so spiegare come, ma credo di aver avuto per giorni le narici invase dal suo consumato profumo, il palato conquistato dal suo prelibato sapore.
    Ho letto di un signore ben oltre la mezz’età, che conosce il fatto suo. Ho origliato pettegolezzi ben costruiti, di quelli che nascono per casuali fraintendimenti, ma che a distanza di tempo creano un alone di mezze verità che non è poi così male far restare in piedi ad oltranza. Ho vissuto una questione di principio mista a sentimento puro, un impegno preso in cuor proprio, da onorare, la promessa di un dono già di per se carico di significato. Ho desiderato scappare via da situazioni assai contorte, questo perché laddove un giovincello come me fa un passo indietro, un settantenne avanza, mosso dalla sicurezza dei suoi anni.
    “Odore di camino spento” è un romanzo scritto da Enzo Pagano, autore molto apprezzato nel panorama letterario per le sue notevoli opere. Ottima penna, scrittura fluida e di semplice comprensione. Mai banale, stesura profondamente riflessiva. Il lettore ritroverà parte di se stesso, riconoscerà la società in cui vive ed a tratti vi lascerà parte del suo cuore. Come è accaduto a me. Riguardo al finale, questa volta non voglio svelare nulla. Tranne che, dopo aver letto l’ultima pagina, ho scritto a Pagano per complimentarmi.