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Caratteristiche

Top Quality: SDL008SR

Selezionatori: Pasquale Cavalera e Manuela Moschin

Categoria: storie

Titolo: Malurmia

Autore: Luigina Parisi

Casa editrice: Vj Edizioni

Anno: 2020

N° pagine: 134

 

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Cavalera, l'ho scelto perché...

Il mio messaggio a Luigina. Luigina cara, non credo che tu abbia cominciato a pubblicare troppo tardi, perché non c’è mai un troppo tardi. Soprattutto nella scrittura, in cui ognuno di noi percepisce nel cuore quando è il momento giusto per aprire le danze. Però credo che manchino almeno cinque pubblicazioni, libri che sarebbero dovuti uscire prima di questo. Hai una scrittura altissima, molto matura e che è impossibile trovare in uno scritto d’esordio. Se non ti conoscessi, penserei subito a una scrittrice già affermata nel panorama nazionale. Per intenderci, artisti per i quali si percorrerebbero decine di chilometri pur di assistere a una loro presentazione e raccattare il famigerato autografo. Sei eccellente, la scrittura stabile, forte, collaudata, parole lì dove devono stare. Il contenuto è profondo, denso, corposo, melodico e molto spesso poetico. “A colorare entro i bordi coi colori richiesti dal caso”. “Del suo grido di madre mancata, del suo dolore di figlia inquadrata”. Adoro la simmetria nella scrittura. Dimensioni del libro, caratteristiche della copertina e formattazione interna perfetti, sono stati bravissimi nell’impacchettare l’intero lavoro. Ho letto pagine silenziose che gridano dolore, urlando con rabbia ogni nostra umana debolezza. Scrivo nostra perché è impossibile non ritrovarsi nelle storie, tutti abbiamo sofferto per un parente malato, tutti abbiamo imprecato con paura contro un animo bastardo che cercava di farci del male, alcuni di noi hanno anche abbandonato per poi pentirsene quando oramai era troppo tardi. La ricorrenza della notte mi ha fatto star male, perché hai accomunato la notte a ciò che è realmente. Una buia cupola che senza scrupolo racchiude al proprio interno il tormento, la ricerca, l’inquietudine, la necessità di evadere da questo cazzo di mondo. Hai metodo, tecnica, contenuti, eleganza, idee originali e un occhio attento.

 

Moschin, l'ho scelto perché...

Ho scelto il libro Malurmia di Luigina perché ad ogni pagina il cuore palpita, effondendo intense emozioni e commozione. Storie raccontate attraverso una profonda sensibilità d’animo, in uno stile fluido che di certo cattura sin dalle prime righe. Parole che scorrono rapide come foglie sospinte dalla corrente di un ruscello, pensieri che galleggiano alla luce del sole.

Una penna sicura, che possiede padronanza nell’esporre, che sa di vissuti, paure, traumi, sofferenze interiori. Leggere il libro di Luigina significa aprire uno scrigno segreto, dal quale emergono le nostre anime. Anime che si raccontano in brevi diari appassionati. Secondo il concetto induista, la parola anima, si traduce in sanscrito Âtman, ossia l’essenza di ogni essere vivente. Ed è proprio ciò che ho percepito immergendomi nelle vicende dei protagonisti. L’autrice ha saputo coglierne lo spirito individuale, interpretando in prosa, esperienze di vita.

«Dove vanno i sogni mai realizzati, le poesie pensate e mai scritte, la musica trasformata in note, quel dipinto fantasticato, quei pensieri lievi che arrivano all’alba di verità emerse dal sonno, ma che si è troppo pigri per sgusciare dal letto e fissare su carta?».

 

Il libro

Malurmia. Perché questo titolo? Mi ha sempre affascinato l'ombra, più della luce; e amo il sole perché sa scagliare ombre potenti sulle strade della vita. Credo sia soprattutto nell'ombra che risieda l'essenza di ognuno, e che sia l'ombra a dare significato alla luce. Malurmia è il termine dialettale salentino con cui si indica un'anima che vaga, forse in pena, a cercare qualcosa che chi la vede non capisce; appare come un'ombra incompresa, appunto una mal'ombra, e tutto ciò che non viene compreso inquieta. È anche il termine scherzoso con cui le nonne scacciavano noi bambini quando bazzicavamo loro intorno senza apparenti motivi. E noi, che quel termine ci attraversava, trasparenti come eravamo, cercavamo i motivi che grondavano dalle loro mani sempre in movimento, perché oziare non si poteva. Malurmia per me è ciò che ci portiamo dentro, è l'inquietudine che ci permette di alzare il volto al cielo e chiedere, è lo sguardo che scava e si interroga. In questa serie di racconti ho cercato di portare alla luce le ombre che gli animi più sensibili si portano dietro, spesso ignorate o volutamente sepolte.

L'autore

Sono nata e vivo a Racale, un paese del Salento a due passi dal mare, dal quale attingo continuamente energia. Ho una laurea in Scienze Biologiche conseguita presso l'Università di Bari. Amante delle scienze, ho approfondito i miei studi con corsi di perfezionamento e aggiornamento. Mi sono dedicata per diversi anni all'insegnamento di materie scientifiche, impegnandomi nel miglioramento dell’attività didattica con la frequentazione di corsi di formazione. Ma il mio amore per le scienze non mi ha impedito di coltivare la poesia, fondamentale nella mia vita, scrivendo fin dall’adolescenza, come rifugio per i miei pensieri.

Ho vinto diversi concorsi ai quali ho partecipato con le mie poesie, presenti anche in diverse antologie. Lettrice appassionata da sempre, mi piace scrivere anche in prosa. Ho vinto il concorso Clepsamia 2019 per la sezione racconti e, per questo, omaggiata dalla casa Editrice VJ Edizioni, della pubblicazione di una raccolta di racconti dal titolo Malurmia.

 

La Casa editrice

Vj Edizioni nasce nel 2014 come sostegno editoriale dell’Associazione Culturale Il Vajo del Libro a Verona. Nell’ottica del proprio obiettivo di valorizzare le opere di autori emergenti o poco affermati, VJ Edizioni ha contribuito a sostenere poeti e scrittori che hanno avuto molti riconoscimenti sia in termini di critica, con affermazioni in concorsi, che di pubblico con vendite dei propri libri.

 

Le recensioni

Francesco Staglianò

"È così semplice perdere l'amore della propria vita!" Con emozione e stupore ho scoperto qua e la, gemellanze straordinarie! Entrambi "nomadi" dalla vita che fugge senza poterla trattenere; la sua opprimente precarietà; la conoscenza "clinica" dell'amore; l'esigenza, talvolta vana, di darne come di riceverne e la pietà di noi, dolenti, effimeri e trasparenti, così transitori, consapevoli della propria "malurmia". Da tempo non leggevo con tanta partecipazione, sentendomi personaggio dentro le parole! Sei una splendida scrittrice che sa domare i rumori modulandoli in armonie lenitive, che sa sciogliere i grumi del dolore mutandoli in luci di speranza...oltre l'inevitabile cinismo della vita.

Marcello Buttazzo, Spagine

“Bisogna perdersi per trovarsi tra i vicoli contorti di recessi interiori”, canta Luigina. I protagonisti e le protagoniste dei suoi racconti sono anime salve, nonostante le tempeste, nonostante i venti turbolenti. Racconti che hanno il sapore della terra, il colore delle zolle marroni, il lapislazzulo del cielo, la trama cangiante del mare. Racconti d’un riverbero antico, dove intervengono con la loro saggezza pescatori, contadini, gente umile del popolo, che conosce la fatica e il dolore. Gente che conosce la dignità. Racconti psicologici, d’una antropologia vibrante. C’è chi compie un percorso quasi sophianalitico, alla ricerca del padre buono, da cercare magari fuori dalla famiglia tradizionale, canonica. E quanta umanità c’è in questo percorso! Le figure femminili sono donne accoglienti, dotate d’un grembo materno, ben disposto a dar ricettacolo alle persone amate. Il leitmotiv, comunque, di tutti i racconti è l’amore, che erompe in tanti frangenti: nella storia d’un corteggiamento, nella ricomposizione d’un affetto.

 

L'estratto

Videro spesso Delia e lo straniero passeggiare sul bagnasciuga  incuranti della gente che sussurrava senza capire. Si rammaricavano per la ragazza che stava perdendo l’onore, ma né il padre troppo inetto, né la madre ormai persa nella malattia sapevano porvi rimedio. Qualche comare cercò di intervenire con Delia mettendola in guardia, ma lei non aveva che sedici anni, vissuti senza mai andare a scuola, con in casa una madre ormai smarrita nei luoghi bui di una mente che non ricorda e un padre che aveva occhi solo per piangere l’assenza di sua moglie. Stefan partì che principiava l’autunno e l’aria diveniva troppo fresca per dormire all’aperto. Le promise di tornare per prenderla per portarla lontano da lì. Le avrebbe mostrato i boschi di faggi di cui cantavano le sue canzoni e le alte scogliere bianche di Mons Klint, i castelli popolati di belle leggende, i villaggi incantati fermi nel tempo. Lei beveva le sue parole, seppur dette in un italiano approssimativo e sognava. L’amore ha una lingua universale che non si serve solo di lessemi, ma, come sanno bene gli innamorati, soprattutto di emozioni.

 

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