Troppo presto per andare altrove


Recensioni 10 e lode

a cura di Pasquale Cavalera


L’Autrice Elisabetta Pasca esordisce con il romanzo "Troppo presto per andare altrove", Fuorilinea Editore.

 

Artemisia Ranni ha solo vent’anni quando scopre che la vita può diventare ancora più complicata di prima se si muore. Un volo dal quinto piano di un palazzo nel centro di Roma, invece di regalarle un presumibile oblio, la scaraventa in un orizzonte persino più frenetico e incasinato di quel consueto quotidiano tran tran assegnato d’ufficio ai viventi. Gli interrogativi e i dubbi, piuttosto che scomparire, si moltiplicano.

 

E se Artemisia non sembra raccapezzarsi per niente in questa nuova inedita condizione di non-viva e non-morta allo stesso tempo, che dire di Elio, il suo cuginetto in piena ribellione adolescenziale, trapassato già da sei anni, ma che brancola nell’Aldilà peggio di lei, la novellina? I due dovranno prendersi per bene le misure e poi incamminarsi, loro malgrado, in un viaggio di scoperta e catarsi, per provare a scovare quelle risposte in grado di aiutarli a “passare oltre”.

Nell’Aldiqua, intanto, la perdita di Artemisia scaverà un abisso dentro le persone a lei più vicine: i genitori, il fidanzato Adriano, la migliore amica Marta, il coinquilino furbo di Adriano, Simone, e la sua ragazza, la ninfetta Cassandra. Tutti quanti sono devastati, ognuno a suo modo, da un interrogativo crudele. Perché Artemisia si è suicidata? Bella domanda, non sa spiegarselo bene nemmeno la diretta interessata.

Recensione 10 e lode di Pasquale Cavalera

Da primaticcio pettegolo ho approfittato del vivace flusso di azioni che si presentava goliardico dinanzi ai miei occhi, superando agilmente pagine su pagine con insolito trasporto. Il traguardo, molto vicino. Il mio obiettivo, unico e solo: conoscere il vero motivo del suicidio di Artemisia. Nemmeno lei sapeva spiegarselo bene, ma a me poco importava, ormai dovevo conoscere la verità, al più l’avrei scovata interpretando le vibranti righe. Ci sarei riuscito, nessun dubbio! E così, quelle righe, le ho terminate. Tutte.

Non ho ancora avuto il piacere di conoscere la giovane scrittrice, ma in egual modo non ho rinunciato alla ventura di vivere la morte della protagonista. E credo proprio che Misia ed Elisabetta Pasca abbiano in comune una caratteristica non indifferente, rara da trovare, ardua da perseguire: un’intelligente ironia, pungente, un sarcasmo dinamico ben contenuto tra le pareti dell’astuzia. Così, concentrandomi nella lettura, l’iniziale sorriso che creava profondi solchi sul mio volto si è fatto da parte, cedendo il passo ad una risolutiva riflessione finale.

Mi entusiasma il suo stile di scrittura. Libero, energico, colorato.

Scrivi commento

Commenti: 0